LA SIGNORINA FELICITA OVVERO LA FELICITÀ

LA SIGNORINA FELICITA OVVERO LA FELICITÀ2018-09-26T18:01:35+00:00

Project Description

Info e Prezzi:

Teatro Civico di Moncalvo
Domenica 20 gennaio 2019 ore 17.00
Posto Unico Intero: da 13€ a 16€
Posto Unico Ridotto: da 11€ a 13€

di e con Lorena Senestro
musiche originali, esecuzione dal vivo di Andrea Gattico
regia di Massimo Betti Merlin
COPRODUZIONE TEATRO STABILE DI TORINO/TEATRO DELLA CADUTA

Nelle vesti della signorina Felicita, Lorena Senestro propone una personalissima interpretazione del celebre “salottino in disuso” di Guido Gozzano, accompagnata al pianoforte da Andrea Gattico, che ricorda il pianista da tabarin torinese, con quell’ironia tipica e quel ”senso buffo d’ovo e di gallina” che pervade le poesie di Gozzano.
Felicita è appartenuta davvero alla biografia del poeta, ma con un nome diverso. Nello spettacolo la ritroviamo nel salotto della sua “casa centenaria”, imprigionata dai ricordi e anch’essa “in disuso”, sempre nubile, in compagnia del cucù e del mobilio che assumono, come fantasmi, proporzioni smisurate. Immobilizzata nel tempo sospeso dell’attesa, spera nel ritorno di Guido. Ma Guido non tornerà più: stroncato a trentadue anni dalla tubercolosi, è vivo solo nei ricordi di giovinezza di Felicita. Una esistenza di provincia, spesa in compagnia del padre e ravvivata dall’emozione degli incontri con Guido, il “poeta vagabondo”, suo primo e forse unico innamorato.
Lorena Senestro lavora alla drammaturgia come Felicita con le camicie del padre: cuce pazientemente, con lavoro accurato, solo quegli estratti dei versi in grado di prendere vita sul palcoscenico, passati al vaglio della prova pratica dell’attore sulla scena. Una procedimento di scrittura scenica che accompagna il suo lavoro dagli esordi – prima con Leopardi e poi con Flaubert.
“Lorena Senestro alterna con ritmo e fluidità mirabili lieve comicità e altrettanto sommessa angoscia, riuscendo a restituire la complessità intrinseca ai versi apparentemente “leggeri” di Gozzano.” Histrio.
Spettacolo dedicato a Gabriele Accomazzo