VENERE E ADONE


Martedì 2 dicembre 2008
di William Shakespeare
uno spettacolo di Valter Malosti
con Valter Malosti, Yuri Ferrero e Daniele Trastu
coreografie di Michela Lucenti
FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO - TEATRO DI DIONISO

Una dea innamorata e pazza di desiderio e un giovane uomo bellissimo, che le sfugge, finendo ucciso tra le zanne di un cinghiale, sono i protagonisti di Venere e Adone, poemetto erotico-pastorale che William Shakespeare dedicò, nel 1593, al suo protettore, il giovane conte di Southampton. «Intreccio di eccitazione erotica, dolore e freddo umorismo», come la definisce Stephen Greenblatt, Venere e Adone non solo fu la prima opera di Shakespeare ad essere stampata, ma fu anche quello che oggi si definirebbe un successo editoriale: apprezzatissimo fra gentiluomini e cortigiani, in breve divenne una sorta di vademecum dell'amatore, ugualmente popolare nella biblioteca, nel boudoir e nel bordello. Dopo un Macbeth traboccante di invenzioni registiche, Valter Malosti torna a Shakespeare portandone in scena un piccolo capolavoro, un concentrato di arguzia, comicità farsesca e sensualità, che diviene per il regista torinese «un vertiginoso punto di partenza per una ricerca sulle variazioni, le declinazioni e le auto-contraddizioni del tema ‘amore'».

NOTE DI REGIA

…Adone ricorda il giovane dei Sonetti - il che implica, naturalmente, che Venere ricordi Shakespeare. Shakespeare scrive su commissione, durante la peste del 1593, per il suo giovanissimo patrono, l'efebico diciannovenne Henry Wriothesley conte di Southampton, di cui è stato ritrovato, un paio di anni fa, un ritratto in abiti femminili. Qui si spalancano altre porte, e il gioco delle identità ci fa entrare in una sorta di labirinto di specchi, una progressiva promiscuità delle identità, in cui la dea/macchina/attore sarà anche Narratore e voce di Adone, e al fondo dell'artificio potrà svelare e denudare la propria umanità. Al di là del gioco degli specchi e del travestimento, il poemetto è un vertiginoso punto di partenza per una ricerca sulle variazioni, le declinazioni e le auto-contraddizioni del tema “amore…”.

NOTA SULLA RICERCA MUSICALE.

In cima a tutto c'è la scoperta dell'opera di John Blow “Venus and Adonis” nella magnifica direzione di René Jacobs: a mio avviso un capolavoro di straordinaria modernità. Blow l'abbiamo riletto, dilatato, frantumato e, seguendo le sue tracce, siamo arrivati agli inglesi contemporanei: Michael Nyman e Gavin Bryars su tutti. Alla fine abbiamo creato una partitura che da vita ad una sorta di opera parallela. Ad ognuno dei tre personaggi del poemetto abbiamo donato un proprio mondo musicale. Per il narratore abbiamo seguito quel filo musicale di area inglese (con la grande eccezione soprattutto di John Cage); Adone diviene una voce recitante col clavicembalo (che anche in questo caso parte da composizioni di Blow e si spinge fino a Gyorgy Ligeti, Terry Riley e Louis Andriessen); per Venere, enfatizzando l'intuizione di una specie di dea/macchina, abbiamo utilizzato soprattutto suoni elettronici con un occhio particolare ai lavori sperimentali dei nostri compositori contemporanei: Luciano Berio con la magnifica voce di Cathy Berberian, Bruno Maderna e il suo lavoro elettronico su Shakespeare, Nino Rota, Luigi Nono, ma anche Karlheinz Stockhausen e i più recenti Aphex Twin e Thom Willems.

Valter Malosti