STORIE DI CITTA’


TEATRO LUX
Giovedì 29 gennaio 2009

Di Esther Ruggiero e Bruno Gambarotta
Con Vincenzo Caruso, Emanuela Curao e Esther Ruggiero
Scene di Francesco Fassone
Musiche di Paolo Conte e Happy Ruggiero
Regia di Esther RuggieroARTQUARIUM  

Storie di Città, come quasi tutti i torinesi sanno, è la rubrica che Bruno Gambarotta tiene da anni – esattamente dal 3 settembre 1997 - su TorinoSette, in cui racconta con salace ironia la “sua Torino”: la metropoli che cambia, ma anche il “grande borgo” che resta sempre uguale grazie alle manie e alle idiosincrasie subalpine, sempre nuove e sempre le stesse.
Fedele al principio che la verità si nasconde nei dettagli, Bruno Gambarotta fa nascere le sue storie dall’osservazione della vita quotidiana negli interni (case, circoli, teatri, mostre, sale da ballo, sale d’aspetto…) e per le strade, nei cortili, sui tram, appunto.

Piccoli grandi affreschi disegnati con un tratteggio immediato, incantato e curioso, quasi come se fosse accompagnato dal ritmo della pedalata della sua inseparabile bicicletta. Bastano una battuta sussurrata in tram, una conversazione rubata in coda ad un ufficio postale, un gesto al bancone di un bar per creare spaccati di vita cittadina, vividi, pungenti e molto spesso esilaranti.
E noi – questi colorati tableau – li abbiamo portati in scena, manipolati e ridigeriti in un gioco teatrale a metà tra il cabaret e i cantastorie, in uno spettacolo fatto di parole e canzoni, di dialetti e suggestioni sonore che accompagnano il pubblico in un giro turistico per le storie di Torino e dintorni, nei luoghi e fra la gente.

E allora ecco il piemontese che va in vacanza, Palmina Pautasso regina del tutto compreso; oppure il magico mondo della collina, o il mondo molto magico della Torino dei misteri… ma anche la Torino che lavora, quella che soffre la solitudine e quella che – chissà per quanto ancora – continua a vivere nel 2006 a braccetto con Neve e Glitz.
Una specie di bonario specchio deformante, insomma, per riderci addosso, per divertirsi davanti a ciò che siamo e per guardare oltre, almeno ogni tanto.