In “Trentaquaranta… il regime canta” l’attore astigiano Francesco Visconti, affermatosi lungo il sentiero del cabaret con un suo lavoro intitolato “La macchinetta”, offre una chiara prova della sua bravura, parodiando i motivi in voga mezzo secolo fa.
La sua ricerca infatti parte dagli ultimi echi del genere decadente sentimentale ed arriva in pieno regime patriottico fascista, fino alla gloria da copertina delle ballate di guerra (esilaranti, se cantate oggi, brani come “la canzone dei picchiatelli”e “Balilla cuor d’oro”).
La grande abilità di Visconti, capace di destare comprensibili entusiasmi, è la finezza satirica con cui disegna personaggi che vanno dal camerata degli anni legati alla grande illusione guerriera, al contadino veneto alle prese da una parte con la miseria atavica e dall’altra con il problema del sesso, al viveur che ha legato la sua favola al momento magico del tabarin.
Per ottenere un risultato del genere Visconti, cabarettista di razza qual è, ha bisogno soltanto di un cambio di cappello, di un paio d’occhiali, di un foulard, di un ammiccare dell’occhio e di un calo di voce.
Volendo concludere una serata divertente che vi entusiasmerà.