Giovedì 15 gennaio 2009
di Luigi Pirandello
con Ugo Pagliai, Paola Gassman
regia di Paolo Valerio
TEATRO STABILE DI VERONA – TEATRO STABILE DEL VENETO – LA CONTRADA TEATRO STABILE DI TRIESTE
Come lacci inestricabili, le convenzioni sociali, le convenienze, imprigionano l'uomo in una commedia senza senso: ciononostante guai a ribellarsi a tali trame, guai a chi non rispetta le regole o apertamente vi si oppone… Riecheggia in tutto il teatro pirandelliano quest'inquietante denuncia, espressa a volte con sarcasmo, altre con umana sofferenza, e chiaro segno della crisi dell'individuo contemporaneo, che il grande scrittore siciliano analizza con tanta acutezza.
Enrico IV è da questo punto di vista uno dei suoi lavori più emblematici e tuttora intrisi di senso: lo sa bene il regista Paolo Valerio, che concepisce la messinscena «teso a riscoprire, in una realtà che agli occhi dei più appare folle, il senso tra personaggio e uomo, tra realtà e finzione, tra verità e apparenza. Anzi vorrei di più – precisa – vorrei rendere evidente la sensata lucidità di chi, come Pirandello, vede nella follia un elemento scatenante, per rompere le falsità che circondano la vita di ciascuno di noi, al presente e nella quotidiana finzione che è la realtà».
In questo progetto lo affiancano Paola Gassman e Ugo Pagliai, due grandi protagonisti di grande scuola che con la loro meravigliosa classe assicurano allo spettacolo un preziosissimo apporto.
Scritto nel 1922, Enrico IV narra la vicenda di un gentiluomo romano che prende parte a una parata a cavallo in costume: del corteo fanno parte anche la sua amata Matilde Spina e un rivale, Belcredi. Sarà proprio quest'ultimo a far disarcionare il gentiluomo che cadendo batte il capo e impazzisce: si crede Enrico IV, personaggio che impersonava durante la cavalcata.
Da quel momento vive segregato dal mondo nella villa che la sorella, assecondandolo, trasforma in un ambiente consono all'imperatore tedesco. Dopo dodici anni rinsavisce ma decide di continuare a fingersi folle: Matilde è divenuta l'amante di Belcredi, la giovinezza e tanti anni di vita sono ormai perduti, vorrebbe vendetta. Quando la donna con la figlia Frida, Belcredi e un medico vengono a visitarlo, in un acceso confronto egli uccide il vecchio rivale, gesto che lo condanna a restare per sempre prigioniero della follia e della finzione.