ALF– IERI OGGI VITTORIO


TEATRO CRISTALLO
Giovedì 6 novembre 2008

di Pellegrino Delfino
con Alberto Brosio, Fabrizio Carosone, Francesca Cepollini, , Stefano Ferrero, Mario Li Santi, Anna Mastino, Silvana Nosenzo.
Audio e luci: Alessandro Gallo e Nino Perna.
Scenografia: Officina Spettacolo
Costumi: Gabriella Pedrotto
Regia: Pellegrino Delfino

“Già con il titolo ho voluto mettere le carte in tavola. L’Alfieri storico, ufficializzato,  mitizzato, che la Tradizione non cessa di tramandarci con quel suo perenne cipiglio e con quella sua boria gladiatoria “Volli…fortissimamente volli!” è sublimamente insopportabile.

Non si discutono né la sua arte di tragediografo né la sua tumultuosità interiore  e la caratteropatia che ne conseguì ( che lo rese inviso a molti, e che solo ricchezza e nobiltà gli permisero di conservare, e mai contenere).
Uomini come l’Alfieri sono probabilmente prigionieri della propria storia per il reale dolore del vivere che non riescono a sopportare; per contro, nel mio testo v’è il tentativo visionario di liberarlo, come pure di svincolarlo dagli stereotipi.
Difatti, nonché trageda, l’Alfieri possedeva un acuto senso dell’ humor
(soprattutto quando prendeva di mira qualcuno) che, io credo, non poté sfruttare al meglio, giacché troppo occupato a redigere le sue tragedie e a lottare per le sue confessate ambizioni e smanie di Gloria.

Nello spettacolo, Alfieri vive a Napoli (come, spesso, nella realtà storica) tra servi e amici di umili condizioni dai quali pretende la lettura della sua tragedia: Saul.
(Tranquilli: non verrà mai letta, di fatto, salvo un solo verso, con l’unica conseguenza di ingenerare gargantueschi qui pro quo!)
La messa in scena, dunque, di qualcosa che sta per accadere ( la lettura, appunto, di una sua tragedia), ma che non accadrà mai, per l’intervento imprevedibile di scampoli di evenienze e pettegolezzi (in parte veri, storici; tratti non solo dall’ Autobiografia che non dice tutta la verità sull’Alfieri) che l’humus partenopea, prodiga di chiacchiere e di ammiccamenti, sa provocare bonariamente sì da indurre nell’uomo Alfieri una fertilità più allusiva, più segreta.
Un “clima” napoletano che trasforma il conte Alfieri in un Vittorio senza maschera tragica.”

Pellegrino Delfino